Tartaro, illustrazione Caos Inside

Tartaro

Tartaro

L'abisso sotto il mondo, dove finisce ciò che l'ordine non riesce a tenere.

Esiodo racconta che all'inizio ci fu Caos. Subito dopo vennero Gea, la Terra, il Tartaro nascosto nelle sue profondità ed Eros.

Tartaro arriva quindi tra i primissimi, più luogo che dio, senza un volto da scolpire.

Per misurarne la distanza Esiodo usa un'incudine di bronzo. Lasciata cadere dal cielo, impiega nove giorni e nove notti per toccare la terra. Lasciata cadere dalla terra, ne impiega altri nove per arrivare al Tartaro.

Lo chiude un muro di bronzo, e la Notte gli si stringe intorno al collo in tre giri. Poseidone ci mise sopra le porte.

È lì che finiscono gli sconfitti. Zeus, dopo dieci anni di guerra, ci rinchiuse i Titani e mise di guardia i Centimani, i giganti dalle cento braccia.

Con Gea generò Tifone, il mostro più grande che i Greci abbiano immaginato, l'ultimo nemico di Zeus.

Con il tempo i poeti lo riempirono di condannati: Tantalo con l'acqua che si ritrae quando prova a bere, Sisifo con il suo masso.

Oggi Tartaro sarebbe il sotterraneo di un club senza insegna, quello dove si scende per una scala stretta e da cui si risale con la luce già alta. Oppure la parte di noi che chiudiamo a chiave e che prima o poi bussa.

Se fosse un segno zodiacale? Scorpione, che va a fondo e non risale finché non ha capito.

Questa storia è dedicata a chi non ha paura del buio.

A chi ci è sceso ed è tornato su con qualcosa in mano.